Cabianca versione monte dei Frati
Questa è la versione più lunga, panoramica e completa del giro del Cabianca, una variante decisamente alpinistica del classico giro dei Laghi Gemelli che permette di attraversare alcune delle zone più spettacolare della parte alta della Val Brembana. Rispetto alla versione più diretta con partenza da Carona, qui si sceglie volutamente di allungare il giro: si parte dalla zona di Branzi/Cagnoli, si sale verso il Rifugio Calvi, si passa dal Lago dei Curiosi e si raggiunge il Cabianca attraverso un lungo tratto di portage in ambiente d'alta montagna. Anche dopo il Cabianca si mantiene la filosofia del percorso alto: invece di perdere immediatamente quota verso il Lago di Aviasco, si rimane in cresta passando sotto il Monte Varrozza e continuando verso il Monte dei Frati. È probabilmente la versione più bella del giro, ma anche una delle più impegnative tra le tracce proposte. Il punto chiave rimane il passaggio di cresta del Cabianca, estremamente esposto e con caratteristiche vicine a un terreno escursionistico T5. A questo si aggiungono moltissimo portage, una discesa S5 dal Monte dei Frati e una lunga discesa finale verso Branzi. E-MTB assolutamente sconsigliata: in questo itinerario il peso aggiuntivo diventerebbe un problema serio durante il portage e soprattutto nei passaggi di cresta, dove bisogna avere il massimo controllo possibile della bicicletta.
SPOILER: Fra le due versioni del Cabianca, questa secondo me è la più bella.
Da Branzi verso il Rifugio Calvi
Si parte dalla zona di Branzi/Cagnoli e si comincia la lunga salita verso la zona del Calvi. Questa scelta aumenta sensibilmente sviluppo e dislivello rispetto alla partenza da Carona, ma permette di costruire un giro completo con rientro finale nuovamente verso Branzi. La prima parte rappresenta comunque il grande settore pedalabile della giornata. Le pendenze sono importanti e la salita è lunga, ma si riesce a guadagnare una quantità significativa di quota in sella. Si continua verso la zona di Carona e quindi lungo la classica salita che porta verso il Rifugio Calvi. Bisogna amministrare bene le energie: tutto quello che si guadagna pedalando in questa prima parte servirà più avanti, quando la bici passerà per parecchio tempo dalle ruote alle spalle.
Rifugio Calvi e Lago dei Curiosi
Raggiunta la zona del Rifugio Calvi, invece di cercare il collegamento più corto verso il Cabianca si prosegue verso il Lago dei Curiosi. È una scelta che aggiunge sviluppo e dislivello, ma rende questa versione decisamente più panoramica e completa. Dal Lago dei Curiosi cambia completamente il carattere del giro. La ciclabilità praticamente scompare e comincia il lungo avvicinamento a piedi verso il Cabianca. Si procede su terreno sempre più roccioso, seguendo un sentiero che in alcuni punti non è particolarmente evidente. L'ambiente diventa progressivamente più severo e isolato e bisogna essere abituati a leggere il terreno anche quando la traccia non è immediatamente riconoscibile.
Gli ultimi 400 metri verso il Cabianca
Avvicinandosi a quota 2.500 m la salita diventa nettamente più impegnativa. Gli ultimi circa 400 metri di dislivello sono una vera sezione di portage alpino: rocce, terreno smosso, pendenze importanti e diversi punti nei quali bisogna scegliere attentamente gli appoggi. La fatica non deriva più solamente dal peso della bici. Serve muoversi bene su terreno instabile, mantenendo equilibrio e controllo mentre si trasporta la MTB. È già un settore molto impegnativo, ma la difficoltà principale arriva poco prima di raggiungere la parte alta del Cabianca.
Cresta del Cabianca, passaggio estremo
Qui il livello dell'itinerario sale ulteriormente. Si raggiunge una cresta stretta e fortemente esposta, con caratteristiche che possono essere considerate vicine a un grado escursionistico T5. Non è il classico sentiero stretto dove basta prestare un po' di attenzione. La cresta diventa in un punto talmente affilata che il modo più naturale per attraversarla è praticamente a cavalcioni, con una gamba su un versante e una sull'altro. Il passaggio più delicato è concentrato in pochi metri e il punto più estremo misura indicativamente circa due metri. Osservandolo da lontano può sembrare quasi impossibile. Una volta raggiunto, guardando attentamente gli appoggi e la conformazione della roccia, il movimento diventa più comprensibile. Questo però non deve portare a sottovalutarlo: l'esposizione rimane molto elevata e contemporaneamente bisogna gestire la mountain bike. Qui non sono presenti catene o funi che possano offrire un punto di sicurezza. Bisogna quindi essere perfettamente a proprio agio con il vuoto e avere grande sicurezza nei movimenti su terreno alpino. Se arrivati sul posto non ci si sente completamente sicuri, si torna indietro. Non è un passaggio sul quale provare a capire fin dove arrivano le proprie capacità. Superata la cresta si raggiunge finalmente la zona alta del Monte Cabianca.
Discesa dal Cabianca S4/S4+
Dopo tutto il portage si torna finalmente in sella. I primi circa 100 metri di dislivello regalano una bella discesa tecnica su terreno alpino, indicativamente S4 pieno con qualche passaggio S4+. È tecnica e richiede attenzione, ma rimane decisamente più gestibile rispetto alle difficoltà affrontate poco prima a piedi. Segue un breve settore dove bisogna nuovamente accompagnare la bici. Da qui, invece di perdere quota verso il Lago di Aviasco, questa traccia sceglie la soluzione più interessante: si rimane in alto.
Cresta verso Monte Varrozza e Monte dei Frati
Si continua lungo la cresta passando sotto il Monte Varrozza e dirigendosi verso il Monte dei Frati. È uno dei settori più belli dell'intero itinerario. Dopo la severità del passaggio al Cabianca, la cresta diventa decisamente più gestibile e permette di procedere in un ambiente spettacolare senza incontrare difficoltà paragonabili a quelle appena superate. Si rimane sempre in quota, con panorami molto aperti e una sensazione di percorso d'alta montagna che rappresenta probabilmente il vero valore aggiunto di questa variante. Poco prima del Monte dei Frati è però presente un gradone di circa 1-2 metri dove bisogna calare la bicicletta. Il passaggio è decisamente più semplice da gestire se si è almeno in due, in modo da poter scendere separatamente e successivamente passarsi la MTB. Superato questo punto si raggiunge la zona del Monte dei Frati.
Discesa dal Monte dei Frati S5
Da qui comincia un'altra delle sezioni chiave del giro. Per circa 150 metri di dislivello, indicativamente da quota 2.450 a 2.300 m, il sentiero scende molto ripido su difficoltà S5. È una discesa verticale, tecnica e impegnativa, destinata a chi possiede realmente il livello necessario. Non è obbligatorio cercare di percorrere tutto in sella: bisogna leggere ogni passaggio e decidere di volta in volta cosa si vuole affrontare. Superato questo settore, il livello torna progressivamente più gestibile e si continua verso la zona del Passo di Aviasco.
Passo di Aviasco - Lago Colombo
Dal Passo di Aviasco si entra su un sentiero molto bello che scende verso il Lago Colombo. Dopo la parte estrema del Monte dei Frati, finalmente il giro torna a essere più guidato e continuo. Si raggiunge il Lago Colombo e da qui si continua sulla lunga discesa verso il Lago Pian delle Casere. La difficoltà di questo settore è indicativamente S2/S3, con qualche passaggio più tecnico, ma complessivamente permette di recuperare energie e lasciare correre maggiormente la bici. Dopo molte ore trascorse fra portage, creste e discese tecniche, è una parte decisamente più rilassante e molto piacevole da guidare.
Discesa verso Branzi CAI 212
Dal Pian delle Casere si imbocca quindi il CAI 212 in direzione di Branzi. È una delle discese classiche e più interessanti della zona e permette di chiudere molto bene un giro già estremamente completo. La prima parte alterna difficoltà S3 e S4, con numerosi passaggi tecnici ma generalmente ben guidabili per chi è arrivato fin qui con il livello necessario. Scendendo, il sentiero mantiene un carattere tecnico e divertente e nella parte finale torna a diventare più impegnativo. Qui troviamo un S4 pieno, con alcuni passaggi che possono raggiungere S5. È quindi una discesa lunga e completa, ma rispetto al 211 utilizzato nell'altra variante risulta più varia e, nel complesso, più piacevole da guidare. Si continua fino a rientrare verso Branzi, chiudendo così l'anello.
Alternativa più semplice: discesa della Sirena
Per chi vuole mantenere la parte alta del giro ma evitare un finale troppo impegnativo, è possibile valutare anche la discesa della Sirena, presente come traccia separata sul sito. Può essere una buona soluzione soprattutto considerando che, una volta raggiunta questa parte dell'itinerario, si hanno già nelle gambe parecchie ore di salita, portage e terreno tecnico. La stanchezza va sempre considerata quando si sceglie la discesa finale.
Variante corta dalla diga del Fregabolgia
È possibile anche accorciare la prima parte dell'itinerario. Invece di raggiungere il Rifugio Calvi e successivamente il Lago dei Curiosi, dalla zona della diga del Fregabolgia si può deviare direttamente verso il Cabianca. In questo modo si risparmiano indicativamente 100-150 m di dislivello, oltre a una parte dello sviluppo complessivo. È una soluzione interessante per chi vuole affrontare comunque Cabianca e Monte dei Frati ma preferisce ridurre leggermente la durata della giornata. La traccia qui descritta segue invece volutamente la versione più lunga attraverso Calvi e Lago dei Curiosi.
In sintesi
Questa è probabilmente la versione più completa e interessante del giro del Cabianca. La partenza da Branzi/Cagnoli aumenta il dislivello pedalabile iniziale, mentre il passaggio dal Rifugio Calvi e dal Lago dei Curiosi rende l'avvicinamento più lungo ma anche decisamente più panoramico. Da lì comincia la vera parte alpina: un lungo portage, con gli ultimi 400 metri particolarmente impegnativi, conduce alla cresta estremamente esposta del Cabianca. Questo rimane il passaggio che determina il livello dell'intero itinerario. È breve rispetto allo sviluppo complessivo del giro, ma esposizione e necessità di movimentare la bici lo rendono adatto esclusivamente a persone con grande sicurezza su terreno alpino. Superato il Cabianca, questa variante offre probabilmente la soluzione più bella: invece di perdere quota verso Aviasco si rimane in cresta, passando sotto il Monte Varrozza e raggiungendo il Monte dei Frati. Da qui arrivano circa 150 metri di S5 ripido e tecnico, prima di raccordarsi alla zona del Passo di Aviasco. Il successivo passaggio da Lago Colombo e Pian delle Casere concede finalmente una lunga parte più scorrevole, prima dell'ultima grande discesa sul CAI 212, prevalentemente S3/S4 e con un finale S4 pieno e alcuni passaggi S5. È un giro enorme, fisico e tecnicamente molto impegnativo, ma proprio l'alternanza fra lunga salita pedalata, portage d'alta montagna, creste, passaggi estremi e discese di carattere completamente diverso lo rende un itinerario fuori dal comune.
Scheda tecnica
- Stile traccia: All Mountain / Extreme / Adventure alpino
- MTB: Solo biker molto esperti
- E-MTB: Assolutamente sconsigliata
- Salita pedalabile: circa 1.200 m D+ nella prima parte
- Portage: Molto elevato dal Lago dei Curiosi al Cabianca
- Difficoltà salita: Estrema ? portage, terreno instabile e cresta esposta
- Difficoltà discesa: S4/S5
- Esposizione: Molto elevata nella cresta del Cabianca
- Fondo: Roccioso e alpino; fortemente consigliato asciutto
- Discesa finale: CAI 212 ? S3/S4, finale S4 con passaggi S5
ATTENZIONE: Il passaggio di cresta del Cabianca rappresenta la difficoltà principale del giro. È estremamente esposto, privo di attrezzature di sicurezza e deve essere superato trasportando la MTB. Questa traccia è destinata esclusivamente a chi possiede già esperienza concreta su terreno alpino di questo livello.
Scala difficoltà sentieri MTB







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