Portail de Fully
Un giro epico sopra Martigny. Si parte da Dorénaz, dove si prende la piccola funivia che porta a Champez. Le bici vengono attaccate sotto (max 6), il biglietto si può fare usando l'app svizzera dei treni, se avete il metà prezzo la risalita con bici costa 6.40 CHF. Il parcheggio è a pagamento, ma se prendete la funivia la signora della biglietteria (parla solo francese, molto gentile) vi darà un biglietto da mettere dietro al parabrezza per evitare di pagare.

La salita inizia fuori dalla stazione a monte della funivia su una stradina asfaltata senza traffico dalla pendenza costante e piacevole. Bisogna percorrere 1200 metri di dislivello, prima su asfalto poi su sterrato, con scorci sempre più belli sul massiccio del Monte Bianco man mano che il bosco si dirada.

Arriviamo così a quota 2000 presso una malga e subito sopra raggiungiamo la capanna Scex Carro, il cui cartello può lasciare un attimino disorientati perché manca una C nel nome. C'è però una fontanella in cui riempire le borracce. Non è gestita, è una specie di bivacco di lusso che bisogna però prenotare in anticipo per avere le chiavi.

Da qui inizia il sentiero che ci porta fino al Portail de Fully. Quello che parte di fronte alla capanna non è pedalabile per i primi 100 metri di dislivello, mentre ce n'è uno appena sopra al prato di fronte alla capanna (giallo nell'immagine qui sotto) pedalabile al 100% e che poi incrocia quello non pedalabile.

Il resto è tutto pedalabile, con alcuni tratti ripidi dove magari è una buona idea spingere per risparmiare energie. Il panorama è già uno spettacolo adesso.




Per arrivare al Portail de Fully c'è anche un tratto in leggera discesa, assolutamente libidinoso. Il Portail de Fully è uno dei punti più panoramici dell'intero vallese, con la valle del Rodano 1800 metri più in basso e i 4000 di fronte a noi.

Da qui inizia un tratto esposto sulla destra, con alcuni passaggi rocciosi da fare a piedi e con cautela. Niente di spaventoso, ma i prati sono belli ripidi.

Finito il tratto nella foto qui sotto, il sentiero prosegue su bei pratoni con tratti S2 e poi un pezzo di 80 metri di dislivello in salita da fare prevalentemente a spinta.

Dopodiché inizia il tratto più epico di tutto il giro: un sentiero largo e tenuto benissimo con difficoltà S1 da fare però con la dovuta calma, perché non volete finire giù alla vostra destra. L'11 agosto 2026 ho incontrato 3 pedoni in tutto, in ogni caso date loro la precedenza e godetevi il panorama.

Arriviamo ad un parcheggio e da qui seguiamo un po' la strada sterrata, un po' i tagli fino ad arrivare all'incrocio per Chibo, dove dovete prendere una decisione fondamentale, ovvero seguire la mia traccia GPS che porta ad un sentiero molto tecnico (S3 con tratti S4) oppure seguire la sterrata che poi diventa una carrereccia che vi porta in valle (traccia gialla qui sotto).
La scelta è fondamentale soprattutto se non sapete fare il nose press, perché ci sono tantissimi tornantini stretti e ripidi, in particolare nella parte bassa.

Ad agosto 2026 il sentiero era in condizioni perfette, senza sassi in mezzo, ma secchissimo, cosa che ha influito sul grip. I tornantini sono stati anche preparati per bloccare i furbi dei tagli.

Nella parte alta tratti tecnici e con tornantini si susseguno ad altri più flow, fino ad arrivare al casale di Beudon, dove una simpaticissima signora mi ha offerto acqua e mele, oltre ad una bella chiacchierata. Lei e suo marito hanno segnalato una deviazione per le bici che gira intorno al frutteto. Tornati sul sentiero inizia la parte più difficile del giro: tornantini su tornantini, ripidi, delle volte con passaggi rocciosi e con un pezzo in falsopiano esposto.

Sono 480 metri di dislivello negativo in cui suderete più che in salita.


La soddisfazione di farcela, almeno in parte, è grande, e potrete guardare da dove siete scesi mentre tornerete alla funivia attraversando i vigneti e poi lungo il Rodano.
Scala difficoltà sentieri MTB







English
Deutsch
