Manina, Pizzo di Petto, Fontanamora, rifugio Albani
Giro assolutamente cicloalpinistico in ambiente dolomitico, grandioso, selvaggio, lunare e panoramico, al cospetto della Regina delle Orobie, la Presolana. È normale avvistare i camosci che numerosi popolano questi luoghi. Lunghi ed impegnativi tratti di spallaggio, anche su roccette, breve ma difficoltoso (con la bici a spalle) tratto con catene per raggiungere la bocchetta del Pizzo di Petto. Sentiero di discesa finale dal Ferrantino prima e dal rifugio Albani poi che non vuole bene ai mountainbikers, parecchio scorbutico. Sconsigliata la eMTB.

Partenza da Colere, in Val di Scalve (parcheggio presso l'oratorio con campo sportivo) e trasferimento a Teveno, evitando quasi completamente l'asfalto lungo il bel "sentiero delle Piante Parlanti". Da Teveno si raggiunge Nona, transitando da Pezzolo per la vecchia ripida stradina diretta o più agevolmente per la strada asfaltata. Ora si risale la sterrata (cementata) in direzione passo della Manina, 1795 metri, con un ultimo tratto su sentiero. Raggiunto il passo si seguono le indicazioni per il passo di Fontanamora ed il rifugio Albani (sentiero 401).

Passato il pratone sotto la Sonda Vaga si deve superare con la bici a spalle un tratto roccioso impegnativo. A destra fa bella presenza l'isolato corno di Spigorei che sovrasta la sottostante Val Sedornia. Entrati nell'ampio anfiteatro tra i rocciosi contrafforti del Pizzo di Petto e del versante nord del Vigna Vaga si risale, bici rigorosamente a spalla, fin sotto la bocchetta del Pizzo di Petto. Si supera il breve tratto attrezzato con catene tra le rocce con grande impegno ed attenzione (meglio essere almeno in due). Dalla bocchetta si può risalire brevemente a piedi alla cima, 2259 metri, per ammirare il grandioso panorama.


Breve, bella discesa con qualche passaggio tecnico, per poi risalire al passo di Fontanamora, 2224 metri. Seguendo sempre il sentiero 401 delle Orobie si sale ancora, sempre spallando la bici, superando un tratto di roccette si transita dal punto più alto del giro, 2330 metri, appena sotto la cima di Fontanamora, 2350 metri. Continuando a traversare con qualche su e giù si passa lungo una cengia detritica sotto la suggestiva parete est del Ferrante. Ultima breve salita e ci si trova poco sotto la cuspide del Ferrantino, punto in cui comincia la prima parte di discesa tecnica verso il rifugio Aquila, 2160 metri. Dal rifugio si deve ora "navigare" per un tratto nel "Mare in Burrasca" dalle impetuose onde pietrificate che altro non è che un vasto altopiano carsico, costellato da infinite depressioni.

Ripresa la discesa dal passo Scagnello, 2076 metri, ci si trova improvvisamente al cospetto della maestosa, imponente parete Nord della Presolana che nel tardo pomeriggio si illumina della luce tangente del sole dando origine ad uno spettacolo mozzafiato. Il rifugio Albani, 1949 metri, lo si lascia a sinistra e superato l'edificio delle antiche miniere, svoltando a sinistra si prende lo scorbutico sentiero 403 che con una discesa tecnica, fisica, molto impegnativa ci riporta a Colere (nella parte bassa occorre fare attenzione per individuarlo, non scendere lungo la pista).
Scala difficoltà sentieri MTB







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