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Italia - Friuli-Venezia Giulia, GO
11/07/2025 17:07:07

Ruska Jama, la grotta dei russi

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Autore
GiGaX73
(75)
Zona
Italia - Friuli-Venezia Giulia, GO
Km
41,35 km
Durata
03:06:00
Dislivello
+799 mt (37 - 403)
Difficoltà itinerario
Panorami
Aggiornato al
25/10/2025 22:35:21
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Descrizione

Il tour odierno toccherà alcuni luoghi della prima guerra mondiale, non quelli più noti ma alcuni nascosti e molto suggestivi, parte in Italia e parte nella vicina Slovenia. Il luogo di partenza si trova in un parcheggio sempre aperto, dove si affaccia un supermercato e un bar trattoria, nell'abitato di Savogna d'Isonzo: a pochi km lasceremo il territorio nazionale quindi consiglio di portarsi dietro la carta d'identità e, per esplorare la grotta, una torcia abbastanza potente.

Lasciate le macchine ci si dirige a sud, si imbocca una strada di campagna che ci farà attraversare la pianura isontina fino all'imbocco del Vallone di Gorizia, antica valle fluviale (Terziario/Quaternario iniziale), quindi daremo all'ampicata un sentiero bello croccante nel Bosco di Gabria che, con la sua discreta pendenza media, prima ci porterà alla Regina del Carso, antico stagno in una piccola dolina oramai asciutto, quindi verso la cima del monte Brestovec.

Qui un obelisco monolitico in pietra carsica segna la cima del monte e permette di collegare idealmene i luoghi della Grande Guerra: si osserva da qui infatti la cima del monte San Michele, sede del museo della guerra italiano, e il monumento di Cerje, museo della memoria sloveno. Sotto i nostri piedi c'è un bunker dellaguerra fredda della fanteria d'arresto, elemento di prima resistenza dell?Esercito Italiano sul confine: se il nemico fosse entrato in Friuli o nella pianura isontina, questi reparti avrebbero combattuto fino all?annientamento, per permettere alle truppe della seconda linea (le divisioni corazzate e meccanizzate) di schierarsi dietro il Tagliamento.

Il nostro tour prosegue scendendo verso la galleria cannoniera, scavata fra gennaio e agosto 1917 dalla 3ª Compagnia del 5° Reggimento del Genio Minatori del Regio Esercito Italiano, e concepita per ospitare otto cannoni da 149 mm (divisi in quattro segmanti/coppie). Vista la disastrosa rotta di Caporetto dell'ottobre 1917 l'opera non fu mai utilizzata per gli scopi per cui era nata. Oggi è completamente visitabile ed è molto suggestiva, un vero e proprio museo.


Usciti nuovamente alla luce discendiamo nel vallone e, abbandonato quello che geologicamente è il carso monfalconese, ci arrampichiamo verso il carso triestino. Svoltiamo a metà salita e puntiamo verso arrivare il Santuario della Madonna Addolorata di Merna, che non raggiungeremo, e imbocchiamo subito il primo sentiero in discesa tramite il quale arriviamo all'attacco della seconda salita della giornata, il macadam di Vrtoce, che ci porterà alle spalle del Monte Volkovnjak. Da questa sella si potrà ammirare un magnifico panorama, cioè la valle del Vipava e quella dell'Isonzo, dove si stagliano le cime del monte Calvario, del colle di Medea con la bianca forma dell'Ara Pacis, e in lontananza il Monte Quarin di Cormons:

Continuiamo la nostra salita prendendo a sinistra una strada forestale che si dirige verso il monumento-museo di Cerje, quindi prima di arrivarci imboccheremo sulla sinistra un veloce single track confondo Inter terra battuta e pietre sporgenti.


Ripresa la forestale aggrediamo un piccolo rilievo dove in cima troviamo i resti di una poderosa struttura sotterranea utilizzata dagli austroungarici per nascondere un potente riflettore che, mediante un sistema di rotaie e carrucole, la notte veniva issato a livello suolo per illuminare i movimenti dei soldati italiani.

I piu temerari, scendendo da Pecina, potranno percorrere la trincea fino al trono del generale Borojevic: il Feldmaresciallo Svetozar Borojevic fu l'unico slavo (croato) nell'impero asburgico ad aver mai raggiunto tale grado. I suoi successi sul fronte orientale nel 1914 e sul fronte isontino dal 1915 in poi lo resero il leader militare più popolare dell'Impero asburgico in tempo di guerra, ma la sua eredità crollò nel 1918, insieme all'Impero a cui era completamente devoto.

Proseguendo con una serie di rapidi saliscendi, arriveremo alla grotta dei russi, Ruska Jama: la piccola grotta prende questo nome dal fatto che durante la prima guerra mondiale l'esercito A-U vi costringeva i soldati russi prigionieri di guerra del fronte orientale. Gli stessi vivevano in condizioni pietose ed erano costretti ai lavori forzati nelle attività di retrovia, quali la costruzione di strade ecc. Per un breve periodo (fino alla battaglia di Caporetto) la grotta fu usata dal Regio Esercito quale deposito di munizioni. Sfruttando una buona torcia il sito è facilmente visitabile, non avendo a terra alcun dislivello pericoloso, buche o altro, mentre il soffitto non è mai eccessivamente basso.

L'ingresso della grotta:

Riprendiamo ora il nostro tracciato risalendo la breve strada che ci ha condotto alla Ruska Jama, svoltiamo a sinistra e iniziamo una serie di ripide salite che ci porteranno sul costone dell'altopiano carsico, dove svoltando a sinistra lasceremo la forestale e daremo all'arrampicata il dosso del Faiti: il sentiero presenta un fondo carsico che, unito alla pendenza, lo rende una sfida all'ultimo metro per raggiungere la cima del rilievo, da cui potremo goderci il panorama della vallata del Vipava:

Il Fajti hrib, dosso del Faiti:

Visuale dal Fajti hrib:

Qui consiglio di ridiscendere dallo stesso sentiero per cui siamo saliti, il sentiero dall'altra parte è difficilmente percorribile anche a piedi quindi lo sconsiglio. Ripresa la strada forestale ora ci dirigiamo verso Lateiner e l'iscrizione inneggiante all'ex presidente della Jugoslavia, il genarale Josip Broz Tito, e andremo a percorrere il Motopic Trail: la prima parte è una discesa abbastanza veloce, poi il sentiero diventa molto croccante e da qui il suo nome.

Giunti all'abitato di Renski saremo costretti a prendere un po di asfalto, una stradina secondaria poco trafficata, che ci farà arrivare a Bukovica, non prima di aver attraversato il ponte sul placido fiume Vipacco (Vipava). Abbandonato quindi il paesino imboccheremo uno sterrato, spesso fangoso, su cui si affaccia il cimitero di guerra di Bukovica, dove riposavano i soldati russi prigionieri di guerra dell'esercito austro ungarico. Ora non rimangono che le croci a ricordare questa immane tragedia, i resti dei caduti infatti tra le due guerre sono stati traslati in Russia, mentre alle croci sono state tolte le targhe con i nomi degli stessi.

Una ripida salita tra le vigne, spesso avara di grip, ci porterà sulla cima del Martinjak, dove ci attendono due panche e un tavolo all'ombra di un olmo.

Anche se è molto più bassa delle cime che abbiamo toccato poc'anzi, da qui possiamo ammirare cerje e la sua torre museo, il colle di Medea con l'AraPacis, il monte Quarin, il monte Calvario, la chiesa di Sant'Anrea e il castello di Gorizia. A coronamento, più in alto, il teatro delle alpi Giulie, il monte Sabotino, lo Sveta Gora.

Una rapida discesa ci farà arrivare nel paesino di Vertoiba e da lì, tramite piste ciclabili e sterrati veloci, al rientro in Italia a fianco della caserma della Guardia di Finanza, e poi tramite la statale, un rapido riestro al punto di partenza.


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